L'avvocato spesso in prima linea nelle battaglie fra terminalisti : "Così si limita la conflittualità, anche se andrà capito il ruolo delle Authority. La tassa d’imbarco a Genova? Solo se il Comune non ha altre risorse"

L'avvocato Luigi Cocchi

Genova – Anche il 2025 è stato, per i porti italiani, un anno segnato dalla conflittualità in banchina. Da Nord a Sud, la giustizia amministrativa ha lavorato a pieno regime per dipanare i conflitti fra terminalisti, enti, compagnie. Ecco che allora la riforma dei porti potrebbe essere l’occasione per scrivere regole più chiare in grado di limitare la conflittualità in banchina. Parola di Luigi Cocchi, tra gli avvocati amministrativisti più esperti in Italia, che negli ultimi anni è stato spesso in prima linea nel seguire gli scontri più dure fra le aziende che lavorano nei porti.

Non le chiediamo di commentare vicende che la vedono coinvolto, però in linea di massima oggi pare che i piani industriali dei porti alla fine li scriva il Consiglio di Stato. La riforma non potrebbe porre dei freni a questa situazione?

«Beh, no. L’attività dei porti è frutto di atti amministrativi che in base alla Costituzione devono essere sempre e comunque sindacabili, non ci possono essere limiti in questo senso. Il problema è che le norme dovrebbero essere più chiare, e soprattutto nei porti dovrebbero essere più chiari sia gli strumenti normativi utilizzati, sia quelli di pianificazione, che sono i cardini della gestione delle banchine. Il Piano regolatore portuale è uno strumento importante, che deve distribuire la possibilità di soddisfare la domanda e l’offerta di traffici e servizi di un porto, in un contesto in cui i beni del porto sono limitati e quindi ne va selezionato il miglior uso nell’interesse pubblico».