​MESTRE - Arriva una chiamata che annuncia un contributo straordinario del Comune alla parrocchia, ma il prete fiuta l’inganno e non ci casca. Potrebbe essere l’ennesimo maldestro tentativo del truffatore seriale di preti, già emerso nelle scorse settimane in città, quello che il parroco di Carpenedo don Gianni Antoniazzi denuncia sul foglietto parrocchiale Lettera aperta, pubblicando anche il numero di telefono dell’autore per mettere in guardia i lettori (chiamandolo, ora, non prende più la linea).

Il fatto risale a sabato 20 dicembre scorso. Quella mattina, in canonica ai Santi Gervasio e Protasio, il telefono squilla e alla volontaria che risponde si presenta una sedicente «dottoressa Lo Presti del Comune di Venezia», che chiede di parlare con il parroco per un’importante comunicazione. Appena rientrato dalla celebrazione di un funerale, don Gianni comincia a insospettirsi, sia per la circostanza che il Comune chiamasse di sabato, sia per l’uso non di un numero fisso – come sono soliti fare gli uffici comunali – ma di un cellulare (che ora risulta irraggiungibile).

Il sacerdote prende in mano il telefono e richiama, trovando dall’altra parte una voce gentile che cerca di metterlo a suo agio prima di arrivare al sodo. Ma il prete ha già capito che si tratta di un raggiro. «Margherita, così ha detto di chiamarsi, mi ha comunicato che la nostra domanda di contributo era stata accolta – racconta –. Siccome non capivo di cosa parlasse, ho chiesto maggiori spiegazioni, ma ho capito che era incerta. Allora l’ho aiutata: “Si tratta del contributo per la sagra?”, e lei ha risposto di sì. Le ho chiesto se fosse per il 2025 o per il 2024 e lei ha risposto che era di quest’anno». La donna gli riferisce quindi che il bonifico era stato appena effettuato e che lo avrebbe visto accreditato a breve, ma che per errore erano stati versati 997 euro in più, soldi destinati a un altro privato e da restituire subito, guarda caso. Don Gianni intuisce e va avanti: chiede alla donna a quanto ammonti in totale la somma, sentendosi rispondere: 8.654 euro. Promette quindi di restituire il surplus, ma prima vuole capire meglio con quale ufficio stia parlando. «Ufficio tecnico», rispondono dall’altra parte. È qui che il giochetto salta.