Il cambiamento climatico sta letteralmente facendo sciogliere la neve sotto i piedi. Mentre la montagna spopola tra le mete più desiderate per le vacanze invernali, soprattutto durante il periodo di Capodanno e i grandi consorzi cercano di ampliare l’offerta per attrarre sciatori, le piccole stazioni sciistiche davanti alle temperature che si alzano insieme ai costi per la neve artificiale, invece chiudono. Altre cercano di sopravvivere tenendo aperta solo una parte degli impianti di risalita, altre ancora soprattutto lungo l’Appennino hanno messo fuori il cartello “temporaneamente chiuso per scarsità di neve” e ci sono luoghi dove sono stati smontati perfino i piloni delle vecchie seggiovie.

La mappa gli impianti abbandonati

Basta guardare i dati pubblicati nel report di Legambiente Nevediversa che analizzando l'impatto della crisi climatica sulle montagne italiane, documenta che il numero degli impianti sciistici dismessi 265, sono raddoppiati rispetto al 2020 quando ne erano stati censiti 132. Piemonte (76), Lombardia (33), Abruzzo (31) e Veneto (30) sono le regioni ad oggi con più strutture dismesse e che risentono, insieme al resto della Penisola, di una crisi climatica che anche in montagna lascia sempre più il segno, con nevicate in diminuzione e un turismo invernale che diventa più costoso e in alcuni casi di lusso: uno skipass costa in media da 55 a 85 euro al giorno, a persona. E questo solo per accedere alle piste. In questa mappa delle neve che non c’è e compiano anche gli edifici fatiscenti, 78 luoghi abbandonati tra le nostre montagne, tra ex hotel per sciatori e villaggi in quota mai utilizzati, seggiovie arrugginite, funivie dismesse, stazioni di risalita dove non risale più nessuno. Immagini che raccontano un modello turistico in crisi, ma ancora senza una vera strategia di adattamento.