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2 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:28
L’accusa era stata netta, ma senza prove a sostenerla. La Russia, lunedì scorso, aveva puntato il dito contro l’Ucraina denunciando il tentativo di colpire la residenza del presidente Vladimir Putin, nella regione di Novgorod, con 91 droni a lungo raggio. Kiev aveva smentito, e da più parti era stato rilevato che non c’erano basi sufficienti per sostenere la tesi del Cremlino.
Giovedì, il ministero della Difesa russo ha riferito di aver consegnato agli Stati Uniti i dati ottenuti dagli strumenti di navigazione di uno dei droni che sarebbero stati utilizzati dall’aviazione ucraina: “La decodifica della memoria dei controllori di navigazione del drone, eseguita da specialisti dei servizi speciali, conferma inequivocabilmente che l’obiettivo dell’attacco era il complesso della residenza presidenziale” ha detto Igor Kostyukov, capo della Direzione generale dello stato maggiore. Per dare forza a questa azione, lo stesso ministero ha pubblicato un video sul suo canale Telegram, per mostrare Kostyukov nell’atto della consegna delle “prove” ad un funzionario americano.












