Roma, 2 gen. (askanews) – L’incidente di Crans Montana rappresenta l’ennesima tragedia evitabile. Lo affermano gli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Green Building Council Italia, intervenendo sul disastro avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Le prime ricostruzioni relative alla tragedia di Crans Montana parlano di una scena purtroppo familiare agli esperti di sicurezza: un locale sotterraneo affollatissimo, soffitti e rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una scala stretta come unico collegamento con l’esterno.
In questo contesto, una “fiamma di festa” – una candela o uno sparkler montato su una bottiglia di champagne – viene sollevata in alto, a pochi centimetri dal soffitto: bastano alcune scintille per innescare il materiale soprastante Ma c’è una domanda che, dopo decenni di studi e inchieste, non possiamo più evitare: com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo? – Si domandano Sima e Gbc Italia. Quello di Crans-Montana non è un incidente “imprevedibile”. È l’ennesimo episodio di una lunga serie di disastri che la comunità scientifica conosce bene. Nella memoria collettiva restano, tra gli altri: il The Station Nightclub di West Warwick, Rhode Island (USA, 2003): i pirotecnici della band innescano la schiuma poliuretanica sul palco; in meno di due minuti il locale è invivibile. Bilancio: 100 morti, 230 feriti.











