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Il risveglio choc della perla nel Canton Vallese. Un luogo di privilegio frequentato dal jet set, da Jackie Kennedy a Alain Delon. E che ora si scopre indifeso nella tragedia
Il risveglio non ha avuto luce chiara. L'alba era ancora rossa di fuoco, Crans Montana vive un giorno mai prima vissuto, ambulanze al posto di automobili lussuose, elicotteri a trasportare non vip ma corpi feriti, lacrime strazianti dopo la gioia festosa, la notte non è ancora finita perché il giorno non ha voglia di incominciare.
Crans, come la chiamano i frequentatori, era il presepe invidiato e sognato, il rifugio dei personaggi illustri, un set cinematografico dove potevi incontrare 007, Roger Moore e, appena dietro di lui Alain Delon, anche Gina Lollobrigida veniva a cercare quiete all'hotel du Parc, Charles Aznavour qui aveva eletto la propria residenza, dal 1972 al 1977, nel suo chalet, a Icogne, al piano superiore, ospitava Gilbert Bécaud, li univa la storia della canzone francese e no, un pianoforte a coda onorava una stanza con il camino. Jackie Kennedy Onassis portava sulle piste John John e Caroline, era l'alta società di un luogo nato per caso, due escursionisti a metà dell'Ottocento si erano ritrovati in quella valle incantata, si chiamavano Michel Zufferey e Louis Antille, misero assieme i denari per costruire una locanda che sarebbe diventata l'Hotel du Parc. L'aria era purissima, il sole caldo illuminava come in nessuna altra parte della Confederazione, in quell'albergo, un medico di Ginevra, Theodore Stephanei, portò alcuni pazienti malati di tubercolosi, nacquero diversi sanatori a Crans, poi trasformati in case di cura. Vennero anni belli, la Valle offriva spazi enormi, piste naturali per lo sci e il primo campo di golf nel 1906, la funicolare nel 1911, Crans cresceva senza essere costretta a sentire i rumori tragici delle due guerre, i Cantoni vivevano una esistenza diversa, isola del tesoro, finanziario e di pubblica serena sicurezza. Cresceva il presepe senza mai stravolgere la sua esclusiva particolarità d'origine, gli chalet occupavano, ma con discrezione e rispetto dei luoghi, gli spazi delle malghe dove a primavera scendevano le greggi.






