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Crans-Montana sotto choc scopre il lutto. Il silenzio del bar vicino alle boutique chic
Sierre è giù a valle e quando ci arrivi la montagna la vedi ancora lontana. C'è un sole pallido che quasi rassicura, filari di viti perché qui si sono seduti i romani e chiamavano questo posto il borgo delle cento colline. La neve è su, in alto. Crans-Montana è un nome da rotocalco, da piste da sci, da Ferrari in vacanza e residenti italiani che qui ci vengono per fare la stagione. Per arrivare in cima ci vogliono dodici chilometri e una ventina di minuti di auto lenta senza pensare troppo al domani. Sembra un buon posto per finire l'anno, come una coda delle vacanze di Natale, una stella filante. Si va su senza più rotonde, chilometro dopo chilometro, pensando ai minuti che mancano, e guardando distratti i cartelli. Una curva e Bluche, una curva e Mollens, una curva e la neve sporca la strada, una curva e il vento non si sente. Si va su con quest'ansia che non passa, una curva e ti chiedi se questa sia Chermignon, una curva e sei a Randogne. Ci siamo quasi. Una curva e c'è una brasserie, una curva con il primo ristorante italiano, una curva e una pubblicità di sci alpinismo avverte che il 10 gennaio ci sarà le nocturn du loup e con la mail con le iscrizioni. Chissà se lo faranno comunque. Chissà cosa immaginavano, sentivano, i ragazzi e le ragazze che venivano da Milano, da Genova o da Torino passando di qua? Chissà chi, non cosa, li stava aspettando?








