Roma, 2 gen. (askanews) – “Devono oggi riecheggiare e ammonirci le parole di quell’umile e forte preghiera che sessant’anni orsono San Paolo VI rivolse all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, implorando: «Mai più la guerra». Allora la comunità internazionale affrontava la pericolosa dinamica di un sistema dominato da due blocchi politici e ideologici contrapposti, sotto l’incombente minaccia dell’apocalisse nucleare. Oggi la dimensione del conflitto si apre a una pluralità di nuovi attori, condiziona la vita di milioni di uomini e donne in molteplici modi, dalle forme tradizionali a quelle più sofisticate e sfumate. Ciò accresce la complessità del dialogo tra popoli e civiltà, come al loro interno. Al contempo, questo confronto diventa vieppiù necessario: per sanare disuguaglianze, economiche e sociali, lesive della dignità stessa delle comunità nelle quali viviamo; per contrastare gli effetti sempre più devastanti del cambiamento climatico; per governare l’impatto delle tecnologie emergenti, ponendole al servizio del bene e indirizzandole verso obiettivi di sviluppo sostenibile ed equo. Richiamare la perdurante attualità del discorso di Papa Montini al Palazzo di Vetro non è soltanto un riconoscimento alla lungimiranza di colui che lo pronunciò. Essa discende anche dall’amara constatazione degli insufficienti passi compiuti nel progredire verso un orizzonte di pace che abbracci l’intera comunità internazionale, che oggi appare piuttosto in balia di minacciose derive nella direzione opposta. Abbiamo invece il dovere di resistere a questa oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato, agendo con rinnovata saggezza e massima rapidità. Per riuscirci, come Vostra Santità ha sottolineato in occasione del Suo recente viaggio apostolico in Libano, occorre che i governanti sappiano “ascoltare il grido dei popoli che invocano la pace”.