Il governo autoritario del Venezuela ha ordinato la liberazione di 87 prigionieri politici, molti dei quali incarcerati per aver partecipato alle vaste proteste che contestavano il risultato delle elezioni del 2024, di cui il presidente in carica Nicolás Maduro si dichiarò vincitore ma che sono considerate una farsa da gran parte della comunità internazionale. Diversi di loro si trovavano nel carcere di Tocorón, vicino alla capitale Caracas, che negli ultimi anni è diventato il centro più usato dal regime venezuelano per incarcerare i dissidenti politici.
Secondo un’associazione venezuelana che si occupa di detenuti politici, solo 33 di questi 87 detenuti sono stati effettivamente liberati dopo l’annuncio. È abbastanza frequente che questo tipo di scarcerazioni subisca ritardi e rinvii, cosa che genera confusione e incertezza fra le famiglie delle persone che dovrebbero essere liberate. L’ultima liberazione di detenuti era stata annunciata a Natale: coinvolgeva 99 persone, ma al 30 dicembre ne erano state scarcerate 61. Le persone fatte uscire dal carcere saranno comunque sottoposte a misure restrittive come l’obbligo di firma e di presentazione alla polizia.
Stando a Foro Penal, una delle principali associazioni per i diritti umani del paese, nelle carceri venezuelane i prigionieri politici erano più di novecento al 15 dicembre (i dati devono ancora essere aggiornati con le scarcerazioni di oggi). Circa 90 tra loro hanno la cittadinanza straniera: ci sono anche persone italo-venezuelane, ciascuna con situazioni diverse e difficili da paragonare. L’unico con la cittadinanza solo italiana attualmente detenuto in Venezuela è Alberto Trentini, il cooperante italiano di 46 anni incarcerato senza accuse formali il 15 novembre 2024. Il regime di Maduro ha arrestato Trentini e altri cittadini stranieri per usarli come merce di scambio con i rispettivi governi, per ottenere una qualche forma di riconoscimento istituzionale.









