Entrano con il cuore stretto dall'angoscia, escono in lacrime, dopo aver abbandonato molte speranze.
A poche ore dalla strage del Constellation, il centro congressi Le Régent di Crans-Montana, distante 10 minuti a piedi, è diventato la meta di un drammatico pellegrinaggio di genitori, amici e parenti.
Tutti cercano le informazioni che le autorità elvetiche non sono ancora in grado di fornire. "La mia amica è disperata, non sa più dov'è suo figlio, le hanno chiesto di fornire i dettagli sulla sua arcata dentaria, faranno un prelievo del Dna", racconta Antonella, di Milano. Al suo fianco c'è una donna, 50enne, che scappa in lacrime. È da ore che prova a chiamare il figlio, ma il telefono squilla a vuoto e non è possibile geolocalizzarlo. "Stiamo chiamando tutti gli ospedali, ma nessuno sa niente, anche perché chi arriva è in pessime condizioni. Aiutatemi a ritrovare mio figlio", dice Carla Masiello, di Bologna, che cerca il figlio Giovanni Tamburi, 16 anni, disperso a Crans-Montana.
Se per molti non si sa ancora nulla, per alcuni si conoscono i dettagli di ciò che è avvenuto. È il caso di un gruppo di tre ragazzi di Milano, tutti di 16 anni: la ragazza è ricoverata in coma all'ospedale di Zurigo, un altro ragazzo invece è in arrivo all'ospedale di Niguarda di Milano con ustioni gravi a una mano, oltre che alla testa. Il terzo amico è stato invece respinto all'ingresso del bar la Costellation dove è avvenuta l'esplosione che ha poi visto da fuori.












