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Martedì è stato il terzo giorno consecutivo di proteste in Iran per le sempre peggiori condizioni economiche, che stanno causando un aumento dell’inflazione e il crollo del valore della moneta locale. Sono iniziate domenica nei mercati della capitale Teheran e sono arrivate martedì nelle università di molte città del paese. Ci sono stati limitati scontri con la polizia, ma il regime iraniano per ora ha mostrato di voler ascoltare i manifestanti: il presidente Masoud Pezeshkian ha invitato il ministro dell’Interno a considerare le loro «legittime richieste». L’ultima grande stagione di proteste, tra il 2022 e il 2023, fu repressa con violenza.
In Iran l’inflazione è vicina al 50 per cento su base annua e il dato che riguarda i prezzi del cibo è ancora più alto: 72 per cento. A inizio settimana la moneta locale, il rial, ha toccato nuovi minimi nei rapporti con il dollaro e ha perso il 40 per cento dallo scorso giugno. Nel 2022 un dollaro valeva 430mila rial, ora vale 1 milione e 450mila rial. Lo scarso valore della moneta ha fortemente limitato il potere d’acquisto degli iraniani, quasi azzerando gli acquisti di beni non di prima necessità nelle ultime settimane.
Banconote iraniane in un negozio di Teheran (EPA/ABEDIN TAHERKENAREH)











