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Nel gennaio del 1950 la rivista Time dedicò la copertina a Mark III, un calcolatore della marina statunitense, accompagnandola con una domanda: «Può l’uomo costruire un superuomo?». All’epoca l’idea di un computer in grado di superare le capacità intellettive di un essere umano apparteneva più alla fantascienza che alla realtà. Oggi non più, tanto che le sue implicazioni e applicazioni hanno dominato la discussione mediatica nel corso di tutto il 2025, un anno che si è concluso con un’altra copertina di Time, che ha scelto «gli architetti delle intelligenze artificiali» come persone dell’anno.
È probabile che se tra qualche decennio si dovrà indicare l’anno in cui i software di AI sono entrati definitivamente nelle vite delle persone, si sceglierà il 2025. È stato l’anno in cui le foto e i video creati dall’AI hanno iniziato a sembrare veri per davvero, e in cui anche quei settori professionali e produttivi che finora non lo avevano fatto hanno dovuto confrontarsi con i cambiamenti portati da queste tecnologie. Ma il 2025 è stato anche l’anno in cui per moltissime persone è diventato normale rivolgersi ai chatbot di AI per questioni quotidiane, pratiche ma anche psicologiche.








