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Ultimo aggiornamento: 8:05
Si autodefiniscono “squadra contro il sistema”. Le loro tre principali rivali – Olympiacos, Panathīnaïkos e AEK Atene – giocano a 500 chilometri di distanza. E il loro legame con (il) Napoli è ben riconoscibile nei numeri e nello stile. All’estremo nord della Grecia, al confine con la Macedonia, la città di Salonicco è meta turistica e attrazione sportiva. Merito del Panthessalonikeios Athlītikos Omilos Kōnstantinoupolitōn, società polisportiva meglio conosciuta come PAOK. La squadra di calcio, tra le più antiche del territorio ellenico, è tra le favorite per la vittoria finale del campionato e gioca in Europa League. E da qualche mese è il nucleo dell’enclave calcistica italiana più importante del paese.
Fondata nell’aprile del 1926 dai fuggitivi di Istanbul durante la guerra Greco–turca, i colori sociali sono scelti per simboleggiare la tristezza dei conflitti (il nero) e la speranza di una rinascita (il bianco). Attualmente al 52esimo posto nel ranking UEFA, il proprietario russo Ivan Savvidis – con la CEO Maria Goncharova – ha inaugurato un’era che dalle parti di Salonicco non si era mai vista. Dal 2012, infatti, il PAOK ha vinto tanti titoli quanti ne aveva alzati negli 87 anni precedenti. Famosa in tutta Europa per il calore dei tifosi e per la suggestiva storia dello stadio Toumba (dal greco tymvos, ovvero tomba), il PAOK è tornato a competere (e a vincere) con le potenze del campionato greco.






