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Scatta il voucher da 1.500 euro. Ma attenzione al tetto dell’Isee

La decisione del governo di aprire la strada al buono-scuola va accolta positivamente. Si tratta infatti di un primo passo verso una scuola più libera e plurale. Con il buono-scuola, in effetti, si permetterà ad alcune famiglie di scegliere davvero tra una scuola pubblica e una privata, dato che allo studente verrà consegnato un voucher con il quale potrà pagare in tutto in parte la retta di un istituto non statale e paritario (che quindi risponda ai criteri fissati dallo Stato). Potranno usufruire di questo aiuto solo le famiglie con un Isee inferiore a 30 mila euro e con uno studente iscritto alle scuole medie o al biennio delle superiori. Oltre a ciò, ogni studente potrà al massimo ricevere un aiuto di 1500 euro. Non è tanto, ma almeno è qualcosa.

Quella del buono-scuola è una vecchia battaglia liberale. E se in Italia il primo a parlarne decenni fa fu Antonio Martino, successivamente a impegnarsi in questa direzione sono stati soprattutto Dario Antiseri, Bruno Bordignon e Lorenzo Infantino, che in ogni modo hanno cercato di far comprendere la necessità di superare un sistema di istruzione che, fino dal 1861, tendenzialmente attribuisce allo Stato il compito di formare le generazioni future. Questo primo passo può essere considerato timido e senza dubbio lo è. Nella finanziaria, in effetti, sono destinati soltanto 20 milioni: meno di quanto da sola non stanzi la Regione Lombardia. D'altra parte, se si considera che nel suo insieme lo Stato spende oltre 60 miliardi per l'istruzione, è facile capire come questo possa essere solo un timido inizio. Si tratta però di un passo nella direzione giusta e già ora è necessario che la società civile si impegni affinché nella prossima finanziaria le risorse destinate siano maggiori.