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Dall’1 gennaio il pedaggio delle autostrade costerà in media l’1,5 per cento in più, con un picco di quasi il 2 per cento sulla Salerno-Pompei-Napoli e aumenti superiori all’1 per cento sulla maggior parte delle altre autostrade. Dal 2020 il governo aveva bloccato gli aumenti con norme approvate ogni anno, contro cui alcuni concessionari autostradali avevano fatto ricorso. Dopo l’esame del tribunale amministrativo e del Consiglio di Stato, la controversia è finita alla Corte costituzionale: lo scorso ottobre i giudici hanno detto che il blocco degli aumenti è incostituzionale perché contrario alla libertà di impresa.

L’adeguamento delle tariffe delle autostrade viene stabilito dai piani economici e finanziari firmati dai concessionari e dal ministero dei Trasporti. Gli aumenti tengono conto dell’inflazione basata sull’indice dei prezzi al consumo, degli investimenti sostenuti dai concessionari per migliorare la sicurezza e di indicatori di efficienza e qualità del servizio.

Dal 2020 l’aumento è stato bloccato ogni anno dal ministero, prima per l’emergenza coronavirus, poi per la rinegoziazione di molte concessioni scadute. Il blocco è stato sempre inserito nel cosiddetto decreto milleproroghe, quello in cui il governo stabilisce il prolungamento della validità di norme che stanno per scadere. Non a caso viene quasi sempre approvato a ridosso della fine dell’anno, visto che la gran parte delle misure scade di solito il 31 dicembre, come nel caso dei pedaggi autostradali, oppure tra giugno e luglio, perché talvolta i termini di validità delle norme sono semestrali.