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Ultimo aggiornamento: 12:42

Tra le festività di fine anno ce n’è una poco gradevole. E’ la ricorrenza dell’adeguamento dei pedaggi autostradali dal primo gennaio. Anche quest’anno infatti questi aumenteranno dell’1,5% su quasi tutti i 6mila km di rete nazionale.

Dopo una breve interruzione degli aumenti dopo il crollo del ponte Morandi, continua il “ricorrente” aumento dei pedaggi di fine anno. Si tratta di una surrettizia “scala mobile” tariffaria che assicura aumenti automatici. Quest’anno rimangono escluse le società Concessioni del Tirreno (Tronco A10 e A12), la Ivrea-Torino-Piacenza, (Tronco A5 e A21) e la Strada dei Parchi. L’aumento è autorizzato anche ai gestori con la concessione scaduta da 11 anni, come l’Autobrennero (A22). Supererà la media nazionale dell’aumento la Salerno-Pompei-Napoli con quasi il 2%.

Salvini sostiene di essere stato costretto ad aumentare i pedaggi dalla recente sentenza della Corte Costituzionale. Una sentenza scontata per chi conosce il settore e le regole. Non è una novità. La motivazione della Corte riconosce un principio: la concessione ha natura contrattuale regolata dalla convenzione, che è un contratto che vincola e obbliga entrambi i contraenti, ossia il Mit (concedente) e il concessionario (21 società autostradali).