E’una finta estate, una stagione malata di effetto serra, quella che in pieno inverno illude ancora qualche ramo oltre la finestra dello studio di Simona Bonelli all’Università di Torino. L’estate, quella vera, la vediamo scorrere sul suo pc, mentre ronza a pieno ritmo tra i prati fioriti. Il documentario è inglese, parla di farfalle e dei loro ambienti, sempre più minacciati. Entomologa e “butterfly specialist” della IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura - quella delle famose “Red List” - Simona ne conosce a memoria ogni fotogramma, ma riesce ancora a emozionarsi quando sullo schermo compare in primo piano un piccolo e paffuto bruco rosa: è la larva della Phengaris alcon, la farfalla che da anni è al centro delle sue ricerche.

“Adesso, attenti”. Appeso a un filo di seta autoprodotto, il bruco si cala nel vuoto, ma, non appena atterra, una formica lo afferra tra le ganasce. La sua sorte, pensiamo, sarebbe segnata, come è successo per milioni di anni a miliardi di altri bruchi. Invece, la predatrice trascina, sì, il tenero sacchetto di proteine e zuccheri piovuto dal cielo fino al formicaio, ma, una volta lì, non lo divora. Anzi, lo sistema nella camera larvale e, insieme con le altre operaie, lo accudisce freneticamente come se fosse un esemplare della propria specie. “E’ così - conferma Simona -: a trarle in inganno è il liquido secreto dal bruco. Ha il loro stesso odore”. Nel seguito del video vedremo che non importa se l’usurpatrice ha dimensioni del tutto improbabili. Il messaggio chimico, “l’acqua di colonia di formiche”, dice che questa strana “sorella” vuole essere nutrita e loro ubbidiscono. Uno stratagemma comodo ed economico, certo, ma vivere a sbafo in una natura che rimescola continuamente le sue carte, e con l’uomo che moltiplica il caos ambientale, può diventare molto pericoloso.