Era il 1986 quando Brigitte Bardot lanciò a Saint-Tropez la sua fondazione omonima per la protezione degli animali. Oggi l’ente conta più di 12 mila esemplari accolti nell’«Arca di BB». Ma l’avvio di quello che sarebbe stato il principale scopo della vita dell’attrice non fu semplice. Dopo l’addio alle scene nel 1973 rifiutò molti contratti importanti. Le Figaro ricorda che ai tempi, per ottenere lo statuto di fondazione erano necessari almeno 3 milioni di franchi (poco meno di un milione di euro). Somma che Bardot raccolse vendendo quei pochi beni di valore ancora in suo possesso, come il vestito da sposa del primo matrimonio con Roger Vadim, l’argenteria, i mobili e una chitarra. Mi piazzai «per due mesi sul mercato di Saint-Tropez per vendere ricordi, braccialetti, collane riportare dal Brasile, dal Messico, foto autografate con dedica, gonne, cappelli...», ricordò nel 2018 in un’intervista a Paris Match, spiegando di aver «dilapidato la maggior parte dei suoi guadagni di star». Per trovare i fondi mise anche all’asta i gioielli ricevuti dal suo terzo marito Gunther Sachs, che le ricomprò un diamante senza mai ridarglielo per paura che lo rivendesse nuovamente.

Brigitte Bardot, il mambo febbrile con cui esplose la sua stella in "E Dio creò la donna"