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La Corte costituzionale ha stabilito che è legittima la legge della Toscana per regolamentare il suicidio assistito, la pratica con cui a certe condizioni ci si può somministrare autonomamente un farmaco per morire. Ne ha però dichiarato illegittime alcune parti, che riguardano soprattutto le competenze della regione, i tempi e i modi di accesso al suicidio assistito: andranno corrette affinché la legge possa rimanere valida.
È una sentenza importante, perché implicitamente stabilisce che le regioni, entro certi termini, possono legiferare autonomamente su questo tema: contraddice quindi in gran parte il ricorso del governo contro la legge della Toscana, che sosteneva invece che non fosse una competenza regionale. Quella della Toscana è la prima legge regionale sull’argomento, introdotta per sopperire alla mancanza di una legge nazionale in materia.
Più nel dettaglio la Corte costituzionale contesta alcuni articoli della legge regionale che sconfinano in ambiti di competenza nazionale, e altri che stabiliscono i tempi di accesso al suicidio assistito. Per esempio l’articolo 2 della legge regionale individua i requisiti per l’accesso al suicidio assistito facendo direttamente riferimento a due sentenze della Corte stessa: la Corte costituzionale dice che è illegittimo perché le regioni non possono «cristallizzare nelle proprie disposizioni principi ordinamentali affermati da questa Corte», perché spetta allo Stato.










