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29 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 21:05
C’è un muro di competenze – forse non invalicabile – che ha portato la Corte costituzionale ad accogliere solo parzialmente il ricorso del governo contro la legge della Toscana sul fine vita, formulata seguendo le indicazioni della storica sentenza la sentenza Dj Fabo/Cappato e approvata lo scorso marzo. La disciplina del suicidio assistito incide su diritti personali, come il diritto alla vita e all’integrità fisica e le Regioni non possono introdurre o modificare i requisiti sostanziali che rendono non punibile l’aiuto al suicidio (scriminante penale), poiché tale compito spetta solo alla legge statale per garantire uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale. Allo stesso tempo però le Regioni, però, hanno competenza concorrente in materia di “tutela della salute”. Questo permette loro di dettare norme di dettaglio e organizzative per rendere operativo quanto già stabilito dalla giurisprudenza costituzionale, assicurando tempi certi e procedure uniformi all’interno delle proprie aziende sanitarie. I giudici hanno quindi stabilito che la norma, promulgata dal presidente toscano Eugenio Gianni, non è “interamente illegittima” anche se in più parti viola le competenze dello Stato. Nel paese in cui aumentano le richieste si suicidio assistito, ma le norme sono ancora ferme, le persone affette da malattie da cui non si guarisce e sottoposti alla perdita di autonomia, potrebbero intravedere uno spiraglio e forse cominciare ad abbandonare il ricordo alle aule di Tribunale.











