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Ultimo aggiornamento: 16:42
Niente più schede inviate per posta, ma solo depositate in presenza nelle ambasciate e nei consolati, trasformati per l’occasione in seggi elettorali. Si fa concreto il piano di limitare il voto degli italiani all’estero al referendum sulla riforma Nordio: un’altra mossa pensata dalla maggioranza per anticipare la data delle urne, con l’ulteriore effetto – senza dubbio non sgradito – di ridurre il peso elettorale di un bacino considerato tendente al No. Nella notte tra lunedì e martedì, durante l’esame della manovra alla Camera, il governo ha accolto un ordine del giorno del centrodestra che lo impegna a “valutare la possibilità di introdurre ulteriori disposizioni normative nel sistema di voto all’estero”, consentendo di esprimerlo solo “presso le sezioni elettorali appositamente istituite nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo”. Insomma, i nostri connazionali residenti in altri Paesi non riceverebbero più a casa la scheda da rispedire in Italia per corrispondenza, come prevede la legge Tremaglia del 2001 (un provvedimento simbolo della destra) ma dovrebbero recarsi di persona in una sede diplomatica, spesso distante centinaia di chilometri.








