C’è uno spettro che aleggia sul referendum, una questione di non poco conto. Il pericolo che dal voto degli italiani all’estero, che come noto avviene per corrispondenza, possano verificarsi dei brogli. Lo aveva denunciato, qualche mese fa, il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Di Giuseppe, eletto nella circoscrizione Nord e Centro America. Presentando insieme ad Antonio Di Pietro il comitato “Giustizia senza confini-italiani nel mondo per il Sì”, aveva sollevato il problema. Ora ne parla dalle colonne del Tempo.
Onorevole, lei torna a denunciare i rischi di brogli legati al voto degli italiani all’estero. Ci siamo di nuovo?
«Sì, purtroppo questo allarme non è superato. È un tema vecchio, che riguarda tutte le elezioni all’estero e non solo il referendum. Se ne parla da anni, ma si fa finta di niente, ovviamente a sinistra. Il voto postale nasce con la legge Tremaglia, e ringrazierò sempre Mirko Tremaglia per questo diritto che ci ha dato con battaglie epocali. Ma il mondo è cambiato decine di volte da allora. Quel sistema oggi è il principale veicolo di possibili truffe. Io ho sollevato la questione già nel 2022, quando ero candidato».
Perché ritiene il voto postale così vulnerabile?








