Le diverse sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo, che impongono allo Stato italiano di farsi carico anche del debito di Comuni falliti e in dissesto, accelerano i pagamenti in sospeso al comparto del factoring che vede così diminuire i suoi rischi e chiede quindi norme della vigilanza meno stringenti.
E' quanto sottolinea Assifact, l'associazione italiana per il factoring, che rileva come nel 2025 il fenomeno ha conosciuto un'accelerazione con numerose sentenze che hanno condannato lo Stato italiano a garantire il pagamento dei crediti vantati da imprese e intermediari, anche quando il debitore originario è un ente locale fallito o in dissesto.
"Se per i dissesti degli enti locali paga lo Stato - spiega l'associazione - il rischio effettivo sulle esposizioni di factoring verso la PA è, in realtà, ancora più contenuto rispetto al rischio connesso alle cessioni di crediti commerciali vantati verso imprese che già esprimono, dati alla mano, un livello di rischio inferiore del rischio tipico delle esposizioni finanziarie tradizionali".
Anche per questo, la regolamentazione prudenziale deve riflettere questa differenza.
La serie di sentenze della corte Cedu che Assifact elenca (come quelli verso il Comune di Catania o di Montecorvino Pugliano) sta ristabilendo diritto ed equità quando le regole interne — dissesto, moratorie, gerarchie di pagamento — bloccano l'esecuzione di titoli certi, liquidi ed esigibili.






