Non più una corsa, ma una camminata. Non un balzo, ma comunque una progressione. Il passo rallenta ma resta deciso. Se il 2025 è stato un anno positivo per il residenziale italiano - con il calo dei tassi e il ritorno all’erogazione dei mutui che hanno sostenuto le compravendite e il turismo che ha spinto soprattutto gli affitti - il 2026 si delinea come un anno di consolidamento.
I numeri resteranno complessivamente positivi e, in ogni caso, stabili. E se gli analisti del settore - cui abbiamo chiesto di esprimere una previsione attraverso un “semaforo” (rosso per aspettative negative, giallo se stabili e verde se positive) concordano che lo squilibrio domanda-offerta premierà, ancora una volta, l’aumento dei valori. Ma meno. Perché l’economia è più fragile, l’incertezza aleggia, e anche se i mutui sono più accessibili, il capitale di partenza diminuisce se i prezzi al metro quadro continuano a crescere.
«Se nel 2025 chiuderemo a 780mila compravendite - spiega Fabiana Megliola, responsabile Ufficio Studi di Tecnocasa - il 2026 vedrà una leggera crescita: ne prevediamo circa 790mila, poco sotto le 800mila. Sui prezzi al mq stimiamo un lieve incremento, tra l’1 e il 3%, mentre sui canoni sarà più sostenuto, del 3-5 per cento. I tassi sono calati, ma il capitale di partenza è minore, perché i prezzi sono cresciuti. Inoltre, c’è poco nuovo e i costi di materiali e imprese scoraggiano le ristrutturazioni».






