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Bosso è stato, ed è tuttora, un esempio di positività e passione, un faro capace di illuminare i lati più nobili, ma spesso nascosti, del perché si fa musica
Ci sono iniziative che valgono a prescindere. Ad esempio questa. Stasera 29 dicembre, in seconda serata alle 23 su Rai3 e in simulcast su Radio2 e Raiplay andrà in onda la prima edizione di «Grazie, Ezio!», la prima edizione del Premio Bosso dedicato alla divulgazione musicale. È importante ricordare il musicista, compositore e direttore d'orchestra morto a 48 anni nel 2020 e affetto da una malattia neurodegenerativa che da ultimo arrivò anche a impedirgli di suonare. È importante perché Bosso è stato, ed è tuttora, un esempio di positività e passione, un faro capace di illuminare i lati più nobili, ma spesso nascosti, del perché si fa musica. «La musica è come la vita: si può fare in un solo modo: insieme», ripeteva, affidando alle note uno dei compiti che oggi sembrano più comuni, specialmente online, ma in realtà sono sempre meno praticati, ossia la condivisione, lo scambio, la comunanza di obiettivi e sentimenti. In sostanza, la memoria di Ezio Bosso deve fare da contrappeso alla sempre più diffusa abitudine di considerare la musica come un gadget da usare in sottofondo.






