Il Cremlino entra a gamba tesa sul vertice di Trump e Zelensky.

Seguendo lo stesso copione di ottobre, il tycoon e lo zar si sono sentiti prima dell'incontro con il presidente ucraino, con una telefonata questa volta richiesta a quanto pare "dalla parte americana". Il consigliere per gli affari esteri di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, ha sganciato quindi un paio di missili diplomatici: i leader di Russia e Usa concorderebbero che la tregua chiesta da ucraini ed europei "prolungherebbe il conflitto" e avrebbero quindi decretato d'istituire "due gruppi di lavoro" per risolvere le crisi, uno "sulla sicurezza" e l'altro sulle "questioni economiche".

L'operazione, di disturbo, è in linea con quanto affermato dal ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Ovvero che l'Unione Europea è il "principale ostacolo alla pace", dato che "il partito della guerra" composto dall'Ucraina e dai Volenterosi è disposto "ad andare fino in fondo" con le sue idee anti-russe. L'intenzione è far saltare il piano di pace faticosamente rivisto da ucraini ed europei, riportare la barra verso posizioni filo-russe, addossare la colpa del mancato accordo a Bruxelles. Una cortina fumogena in piena regola, per nascondere le posizioni massimaliste di Mosca, ferme all'idea di assoggettare l'Ucraina e ridisegnare - a proprio vantaggio - l'architettura di sicurezza in Europa. Nel mirino, in questo caso, le garanzie di sicurezza verso Kiev che però Trump ha assicurato che saranno "forti" e coinvolgeranno l'Europa.