Ogni volta che la pace, o quanto meno la tregua, in Ucraina sembra possibile, da Mosca si levano voci che allontanano il traguardo. Domani il presidente ucraino Volodymyr Zelensky andrà in Florida e a Mar-a-Lago incontrerà Donald Trump. Se il presidente americano ha accettato di vederlo, significa che l'intesa tra Washington e Kiev sul piano di pace in 20 punti è vicina. Zelensky ha parlato di «accordo al 90 per cento». Gli Stati Uniti stanno, in parallelo, trattando anche con Mosca e dunque ipotizzare un accordo fra Zelensky e Trump lascia presagire che poi si troverà un'intesa con il Cremlino.

Dalla Russia però giungono voci che vanno nella solita direzione: accordo sì, ma solo alle nostre condizioni. Dice il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, parlando dei 20 punti del trattato di pace reso pubblico da Zelensky: «Sappiamo che questo piano, se questo può essere chiamato piano, differisce radicalmente da quello di 27 punti a cui stiamo lavorando con la parte americana nelle ultime settimane, dall'inizio di dicembre. Senza una soluzione adeguata ai problemi che sono la fonte principale di questa crisi non sarà possibile arrivare ad un accordo finale». Sempre Ryabkov ha osservato: «Credo che il 25 dicembre 2025 rimarrà nella nostra memoria come una pietra miliare, il giorno in cui ci siamo avvicinati molto a una soluzione. Ma Kiev e l'Europa rafforzano gli sforzi per affossare l'accordo». Lo schema appare il solito: un apparente passo in avanti («mai così vicini a un accordo») e due indietro.