Ci sono le urla. Le umiliazioni, la sofferenze, la solitudine. E poi le mancanze: di un profumo, di una candela, dell’acqua frizzante, di un bicchiere di vino, della famiglia. C’è tutto questo nelle lettere delle detenute del carcere Lorusso e Cutugno: denunce collettive per le loro condizioni nell’istituto penitenziario, ma anche messaggi a loro stesse, a farsi coraggio e non perdere la speranza. Sono pensieri, nati durante un laboratorio nella biblioteca civica e scritti dalle donne nelle loro celle, oggi raccolti nel volume Un giorno, tre autunni. Il tempo dentro il carcere. Un libro, curato da Brunella Lottero e Cinzia Morone, che ha vinto il XIII° Premio Letterario Internazionale Poesia, Narrativa, Saggistica Sarzanae.

Com’è nato il libro

Com’è nato? «Dentro la biblioteca, gestita dal Comune, abbiamo letto insieme La storia di Elsa Morante – racconta Morone –: una donna che ha sofferto ma che non si è mai pianta addosso, un modello di resilienza. Da qui, abbiamo tratto degli spunti che sono alla base delle loro lettere. Ogni volta che finivamo il laboratorio, le detenute tornavano nelle loro celle e si mettevano a scrivere». È nato così un tracciato del loro vissuto, messo nero su bianco. A partire dalle condizioni dentro l’istituto penitenziario. «Sono emerse frustrazioni sul modo in cui vengono trattate dentro il carcere – spiega Morone – una denuncia collettiva di quello che non va».