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Pechino appare sempre più sicura delle proprie capacità militari. E cresce il rischio dello scontro con Washington

La Cina effettua simulazioni di guerra nel "cortile" degli Stati Uniti. La notizia, diffusa ufficialmente dai media cinesi, arriva al termine di uno degli anni più complicati nelle relazioni tra Pechino e Washington. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, tra dazi e tentativi di sganciarsi dallo scacchiere europeo e da quello mediorientale, ha inasprito la competizione tra le due superpotenze sebbene, sottolinea un'analisi del New York Times, nel documento della sicurezza nazionale strategica rilasciato dagli Usa pochi giorni fa il gigante asiatico venga presentato più come un concorrente commerciale che un rivale militare, tecnologico e ideologico. E mentre gli analisti cinesi interpretano la nuova strategia come una prova della ritirata americana, le manovre di Xi Jinping si fanno sempre più audaci.

A partire, appunto, dai recenti war games dell'Esercito Popolare di Liberazione che hanno simulato battaglie a Cuba, nel Golfo del Messico e nel Mar dei Caraibi, oltre che nel Mare di Okhotsk e a Taiwan. Le simulazioni a cui hanno partecipato 20 unità militari sono avvenute a Xuchang, nella provincia di Henan. In uno schermo mostrato dalle televisioni locali è apparsa una cartina in cui unità avversarie, dai colori rosso e blu, si muovevano l'una verso l'altra a poca distanza dalle coste di Cuba e del Messico.