Un upgrade dell’anima. Non so perché penso a questo, nell’ascoltare quanto mi dice Giancarlo Pedote. Ma è quanto mi sembra che mi voglia dire. Dopo due Vendée Globe, venuto a finire il suo rapporto con lo sponsor Prysmian, guarda avanti. Ma sente il bisogno di ricominciare in un altro modo, di ritrovare - sono parole sue - “il gusto del divertimento nella vela”, che negli ultimi otto anni, sotto il peso della responsabilità, si è soffocato. Quella che segue, dunque, è una conversazione intima, senza filtri, esclusiva.
Quanto tutto si ferma
“E’ come se uno Sputnik lanciato alla massima velocità si fermasse”, mi dice Giancarlo, nel figurarmi il momento in cui ha terminato il secondo Vendée Globe. “Però, quando tutto si ferma, hai modo anche di vedere cose che prima non eri in grado di scorgere. Perché quando sei lanciato in una sfida come quella del giro del mondo l’intensità con cui ti dai è così alta che non hai proprio modo di renderti conto”.
Gli chiedo di cosa ha dunque preso coscienza. “Anzitutto, di una grande stanchezza, che ho accumulato nei due progetti precedenti. Una stanchezza che non è legata all’aspetto sportivo. O meglio, certo, quando sbarchi dal Vendée sei provato e ci vuole un po’ per riprendere il ciclo del sonno, per liberarti dalle tensioni muscolari generate dalle sollecitazioni a cui ti ha sottoposto la barca, ma se il tuo corpo è in forma, ti sottoponi a qualche seduta di fisioterapia, di massaggi e tutto torna nella norma. No, io mi riferisco ad un altro tipo di stanchezza, legata al management del progetto…”.






