C’è un libro che da tanti anni ricorda la vicenda di Sergio Ramelli. “Una storia che fa ancora paura” è il sottotitolo e arrivati al 50esimo anniversario della morte del giovane militante milanese del Fronte della Gioventù - aggredito da esponenti di Avanguardia Operaia a colpi di chiave inglese sotto casa e venuto a mancare dopo 47 giorni di agonia in ospedale - neanche il lenire delle stagioni ha spento gli speciosi pruriti dell’antifascismo sulla vicenda dello studente. In questo scenario il coraggioso primo cittadino di Nardò, città gioiello incastonata nel Salento, Giuseppe Mellone ha deciso insieme alla sua giunta di intitolare il nuovo edificio scolastico che sorgerà in Piazza Giulio Pastore proprio a Sergio Ramelli. Certo manca il parere vincolante della prefettura di Lecce, ma l’iniziativa, la prima in Italia in un’ottica di pacificazione nazionale, è lodevole. La proposta «si inserisce nel solco delle finalità civiche ed educative che l’Amministrazione comunale è chiamata a perseguire nell’esercizio delle proprie funzioni di indirizzo», scrive Mellone nella delibera prodotta dal comune.

Quindi nessuna polemica, solo applausi e pacche sulle spalle. La storia che fa ancora paura per una volta viene superata e nel novero della storia, tragica e violenta, degli anni ‘70 appare una luce. E invece no. L’ex sindaco di Nardò, Marcello Risi, ha definito l’atto «una pagliacciata». Perché dice non è la giunta che decide. «Non è così che si onora la sua memoria. Non sanno fare neppure gli uomini di destra», ha aggiunto.