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Ultimo aggiornamento: 7:15

In quest’epoca, per citare un grande, di bassa fedeltà e altissimo volume, brutta produzione e altissimo consumo (gratuito), esistono ancora tante piccole realtà indipendenti che, tra ingenti difficoltà e notevoli dubbi, continuano ostinatamente a crederci e a far sì che il talento, le idee, le visioni di brillantissimi musicisti possano uscir fuori dal proprio studio di registrazione casalingo, dalle proprie pagine e dai propri appunti, per ritrovarsi in contesti allargati dove le esperienze si incontrano e si moltiplicano, dove nonostante tutte le difficoltà si continua a crescere.

È tra queste realtà indipendenti che si colloca, svolgendo un lavoro serio e appassionato, la Barly Records di Vittorio Bartoli, atipica realtà italiana, perugina per l’esattezza, che manifesta un’attitudine ben più prossima a latitudini newyorkesi che romane o milanesi. Un’apertura, la sua, che consente a lavori d’ampio spettro stilistico di trovarvi asilo, tutti accomunati da una sola costante: la qualità. È di qualità, altissima qualità, l’ultimo lavoro, per esempio, che l’etichetta ha pubblicato del pianista jazz, senza perciò ingabbiarlo in una definizione per usi e costumi nostrani stringente, Francesco Scaramuzzino, che dopo i suoi Changes of direction e The flowing (di cui parlai a suo tempo su queste pagine), torna ora ad allietarci, turbarci, domandarsi e domandarci col suo più recente lavoro, Evening conversations, una riconferma del suo organico prediletto, il trio, in quest’ultima occasione affiancato da Alessandro Marzano alla batteria e Tommaso Pugliese al contrabbasso.