PORDENONE - Antonia Ampong è la sorella che tutti vorrebbero, si è sempre presa cura dei fratelli, quando la vita diventava acida. Ha solo vent’anni ed è una roccia. «Mio fratello è morto due giorni fa», risponde dopo un muro di silenzio che è quello che separa la vita dalla morte. Paul Nana Ampong, 15 anni, ha trascorso la Vigilia di Natale con gli amici al campetto di via Dardago davanti alla chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, dietro al Metrò di Pordenone, per giocare una partitella fuori dall’ufficialità. Il quindicenne da due anni è tesserato con l’Asd Torre, il primo anno è stato di conoscenza della squadra, ma ha dovuto fare i conti con problematiche familiari.

Quest’anno è stato costante, puntuale, un punto di riferimento. Un vero leader, rispettoso in campo e fuori, empatico e altruista. Pronto ad acchiappare il suo sogno, diventare un calciatore professionista. Due domeniche fa si è chiusa l’ultima partita di campionato e gli allenamenti sono terminati da una settimana. Ma la voglia del gol ha la meglio. Da qui la partitella della Vigilia. In un momento cruciale del gioco, uno scontro con l’avversario in campo, ma amico nella vita reale gli è costato la vita: il suo cuore ha smesso di battere, vani i soccorsi. Quindici anni sono troppo pochi per chiudere un’esistenza. Paul l’ha fatto e oggi chi l’ha conosciuto non se ne dà pace.