C’è chi scopre l’arrampicata per curiosità, chi per sfida personale, chi perché ha visto spuntare una parete colorata in un parco della propria città. Negli ultimi anni il “climbing” è diventato una presenza stabile nel panorama sportivo urbano e, proprio mentre il numero di appassionati cresceva fino a farlo definire uno sport “di tendenza”, questa disciplina cominciava anche a entrare negli ospedali come strumento riabilitativo, in progetti-pilota che ne stanno rivelando un potenziale fino a poco fa inatteso.

I dati

I numeri danno la misura del fenomeno: 5 milioni di praticanti in Europa, 450 mila in Italia. E, soprattutto, una crescita rapidissima dei tesseramenti alla Federazione Arrampicata Sportiva Italiana (Fasi), passati dai 15 mila del 2010 ai 30 mila del 2018, fino ai circa 92 mila attuali. L’effetto Tokyo 2020 – quando la specialità ha fatto il suo ingresso tra gli sport olimpici – ha certamente contribuito allo sprint, ma non basta da solo a spiegare l’entusiasmo. Conta molto, invece, che l’arrampicata riunisca elementi che oggi “risuonano” in noi con particolare importanza: è un’attività economica e accessibile, che può essere praticata sia al chiuso sia all’aperto e che ha una forte componente aggregante, pur essendo, di base, istintiva.