In Italia, il termine “fantasma” originariamente significava “illusione”, nulla a che vedere con il ghost, lo spirito che torna per chiudere i conti in sospeso. Pur non facendo parte della nostra tradizione, le ghost story ci hanno sempre ammaliato: nate con le novelle di Dickens, rappresentano una grande tradizione della narrativa vittoriana, del resto, il soprannaturale attrae i lettori, dando vita alla nemesi perfetta del Natale: una corrente gelida che scorre sotto la festa, perché ogni luce brilla più forte quando è avvolta nelle tenebre.
Questo viaggio a caccia di storie d’orrore e del brivido, parte con Phantasma (Feltrinelli, pp. 456 €28), l’antologia che ricostruisce due secoli di ghost stories britanniche. Dalle radici celtiche ai capolavori ottocenteschi di Le Fanu e Oscar Wilde, fino ai maestri del Novecento come Rudyard Kipling, Arthur Conan Doyle, Virginia Woolf, William S. Maugham e Graham Greene: il volume compone una vera mappa dell’immaginario spettrale. Una storia dopo l’altra, le case respirano, gli oggetti cambiano inspiegabilmente posto, le presenze ritornano nell’anniversario della loro morte. Il Natale britannico- nonostante la sua iconografia calda e luminosa - è il momento perfetto per rievocare il passato e le sue increspature.








