Che cosa sta succedendo in Medio Oriente aun mese dalla tregua tra Israele e Hamas concordata il 24 novembre? Per prima cosa bisogna ricordare che a preparare la tregua Hamas-Israele è stata la visita di Mohammed bin Salman a Washington il 17 novembre, con l’annuncio di forti investimenti sauditi negli Stati Uniti, con accordi di collaborazione nel campo della ricerca per l’energia nucleare, e con la vendita dei caccia F 35 all’aviazione saudita.
L’incontro bin Salman-Donald Trump non solo ha preparato il terreno per il completamento degli Accordi di Abramo con la possibile adesione dei sauditi, ma ha anche (quasi) delineato una sorta di “Nato mediorientale”, che, superati i problemi ancora aperti (vedi Stato palestinese), favorisca una sostanziale partnership tra Gerusalemme, Riad, Il Cairo, e così un sistema di sicurezza regionale contro ogni tentativo di destabilizzazione dell’Iran. Le intese tra Washington e Riad sono state poi consolidate, nelle stesse giornate, da una risoluzione Onu sull’istituzione di una forza militare di stabilizzazione multinazionale che sovrintenda alla smilitarizzazione della Striscia collaborando con l’esercito israeliano, con l’obiettivo di una governance palestinese “tecnica” e l’istituzione di un “Board internazionale” diretto dal governo americano che vigili sull’attuazione dell’accordo, e, in questo contesto, avvii un percorso verso uno Stato palestinese indipendente.










