È a carico del servizio sanitario nazionale dal 2019, è un farmaco off-label, ossia fuori etichetta, perché è stato pensato per altro (il suo primo e principale impiego è nel trattamento del tumore alla prostata) ed è tra i più controversi attualmente disponibili in Italia. La triptorelina, la molecola che “blocca la pubertà”, cioè che mette in stand-by lo sviluppo degli organi sessuali nei ragazzini e nelle ragazzine affette da disforia di genere. In poche parole: inibisce la produzione degli ormoni sessuali, ossia del testosterone e degli estrogeni, e in questo modo blocca o rallenta la comparsa dei cambiamenti fisici del corpo. In un discorso un po’ più ampio: non va preso alla leggera, l’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) ne ammette l’impiego a condizione che ci sia un controllo e un percorso psicologico di supporto, e pensare che sia senza effetti, che agisca un po’ come l’aspirina (smetti di prenderla e magari t’è passato pure il mal di testa), è un disservizio fatto soprattutto alla scienza. È che, appunto, bisogna partire dal piano scientifico.

Un mesetto fa, erano i primi di novembre, la garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, si è presentata alla commissione parlamentare degli Affari sociali con una relazione di sei pagine che a leggerle tutte (dati i rimandi, i richiami e le citazioni) ci vuole una settimana. È un documento denso, fitto, estremamente dettagliato (perché vista la delicatezza dell’argomento la precisione e il rigore sono d’obbligo), che ripercorre ciò che è successo e che fa il quadro di quel che sta accadendo.