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Ultimo aggiornamento: 13:36

Come ogni anno, da quando è in carica il governo Meloni, ecco il regalino di Natale per i cacciatori (e la Coldiretti). Alla legge di Bilancio in discussione in questi giorni, Lega e FdI hanno accorpato due emendamenti – già approvati in commissione – per ripristinare le riserve di caccia, chiuse in Italia dal 1978. L’operazione per chi si occupa di attività venatoria e tutela della biodiversità è gigantesca: in pratica si dà la possibilità alle azienda faunistico-venatorie oggi presenti nel nostro Paese di fare business sulla pelle degli animali. Attualmente, infatti, questi istituti privati sono senza scopo di lucro.

I primi firmatari dei provvedimenti sono il leghista Massimo Garavaglia e il meloniano Luca De Carlo. Siccome la riforma della legge sul prelievo venatorio giace nelle commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato – e non si ha notizia di quando riprenderanno i lavori – la maggioranza ha pensato bene di staccare alcuni punti salienti del testo e abbinarli alla manovra. Il rischio, ora, è che aprendo le riserve la pressione sulle specie cacciabili – alcune popolazioni delle quali già di per sé non in salute – aumenti a dismisura. Come fa notare la Lac, peraltro, non è chiaro “se il target dei fucili” saranno “esemplari allevati, o più facilmente quelli selvatici presenti spontaneamente in natura, che però appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato. Si realizzerebbe pertanto un lucro da parte di privati attraverso il saccheggio del bene naturale di natura pubblica”.