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Il “panettone artigianale”, cioè preparato a mano, con lavorazioni che possono superare i tre giorni e con costi di produzione spesso molto elevati, è una delle mode gastronomiche italiane più diffuse e consolidate degli ultimi anni. È un prodotto per cui molti consumatori accettano di spendere di più, magari risparmiando su altro. E la domanda è così alta che migliaia di pasticcerie in tutta Italia iniziano a prendere accordi con i fornitori già in estate per non farsi trovare impreparate nel picco delle richieste, tra novembre e dicembre.

Eppure, nonostante il grande interesse del pubblico e la straordinaria esposizione di cui godono da oltre dieci anni, i panettoni artigianali vengono acquistati e consumati quasi esclusivamente nelle vacanze di Natale. Passate le festività scompaiono. Già a inizio gennaio, dopo l’Epifania, la maggior parte delle pasticcerie smette di prepararli, e a Pasqua vengono sostituiti dalla colomba, un altro lievitato associato a una festività e disponibile solo per un lasso di tempo circoscritto. Durante la primavera e l’estate è difficile trovarne in pasticceria, in parte per questioni di convenienza economica, dato che produrli è costoso e richiede molto tempo; e in parte perché, essendo percepiti come “fuori stagione”, alla maggior parte delle persone non viene in mente di acquistarli.