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Ultimo aggiornamento: 18:53

C’è un grande sconfitto a chiusura dell’ultimo Consiglio europeo nel quale gli Stati membri hanno deciso in che modo finanziare la riparazione dell’Ucraina. Un Paese che proprio nel panorama europeo è poco abituato alle sconfitte: la Germania. Friedrich Merz era stato il capo di governo che più di tutti gli altri si era esposto per l’utilizzo dei 210 miliardi di asset russi congelati, cercando di alzare la pressione sul Belgio, Stato che ne detiene ben 185 e che quindi era maggiormente esposto a possibili contenziosi legali da parte dei titolari dei beni immobilizzati, e opponendosi invece a un nuovo debito comune. Ma il gruppo dei 27 ha deciso di optare per quest’ultima opzione.

Alla vigilia del summit, Berlino, insieme ai vertici della Commissione Ue, ostentava sicurezza: “Un accordo è vicino”, “esiste una larga maggioranza a favore dell’uso degli asset”, erano le dichiarazioni. Ma poche ore prima dell’inizio del vertice il clima stava cambiando: mentre Merz escludeva la creazione di nuovo debito comune, l’opzione tornava a circolare tra le fonti locali e la stampa, per poi tornare ufficialmente sul tavolo con le parole di Ursula von der Leyen. Così quella maggioranza sbandierata poche ore prima si è presto dissolta, con Ungheria e Slovacchia contrarie all’uso degli asset e altri Paesi, tra cui anche l’Italia, non disposte a condividere i rischi legali dell’operazione.