Pare che l’accordo raggiunto dai vertici europei per finanziare l’Ucraina, e consentirle così di continuare la guerra contro i russi, abbia fatto contenti tutti. Festeggia sia chi non voleva abbandonare a sé stesso il Paese aggredito da Putin, sia chi temeva che l’uso delle riserve di Mosca congelate da quattro anni nelle banche occidentali si trasformasse in un boomerang. L’intesa raggiunta dai premier dei 27 Stati che compongono l’Unione consentirà a Kiev di ottenere 90 miliardi in due anni, una cifra che permetterà agli ucraini di sopravvivere, armarsi e resistere. Ma si tratta davvero della soluzione che ha consentito a chiunque di raggiungere il proprio scopo? Non direi. Perché è vero che non toccando gli asset di Mosca si è evitata la ritorsione sulle proprietà che le imprese occidentali ancora detengono in Russia. Ed è altrettanto certo che lasciando i miliardi di Putin nei caveau della società belga che li custodisce si è evitato un contenzioso giudiziario che, oltre ad andare avanti per anni, avrebbe minato alla radice la fiducia nei risparmiatori, in quanto avrebbe sancito il diritto a sequestrare e usare i fondi a prescindere dalle intenzioni dei legittimi proprietari. Chi si fiderà a lasciare in custodia il proprio oro e i propri depositi se il custode potrebbe non restituirli? E, soprattutto, qual è l’organismo terzo che può autorizzare a metter mano ai soldi lasciati in deposito?