E' Avs la prima a tirare in causa il governo. «Gli avvocati della famiglia di Palmoli sono stati molto più saggi del ministro Salvini e della ministra Roccella che continuano a fare gli sciacalli con l’unico scopo di preparare il terreno per il referendum sulla Giustizia», sbotta la deputata Elisabetta Piccolotti, «a questo esecutivo non importa nulla del benessere e del futuro dei bambini. Ne è prova il fatto che un altro ministro, Valditara, non ha ancora inviato un messaggio agli ispettori della scuola paritaria che ha certificato l’assolvimento dell’obbligo scolastico perla ragazzina di otto anni».

E' la politica, bellezza. Da qualche ora la Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso presentato dai Birmingham-Trevallion e la polemica si è già scatenata (va così, è sempre andata così). «Per questi giudici una sola parola: vergogna», scrive il vicepremier Matteo Salvini (Lega) sulla sua pagina X: sono queste le parole che fanno infuriare Piccolotti. «I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà!». Rincara, su Facebook, la collega della Natalità Eugenia Roccella: in questa faccenda «non si tratta di contrapporre l’Eden del bosco al Moloch statale, ma di ribadire un concetto che troppo spesso sembra dimenticato: gli allontanamenti dei minori devono essere un’extrema ratio dettata da rischi gravissimi e immediati, non decisioni che, con tutto il rispetto, legittimano il sospetto che ci si trova al tempo stesso di fronte a una deriva ideologica e a un arroccamento corporativo. Faremo tutto ciò che è possibile e necessario per cambiare questo sistema».