Per chi frequenta la terre alte, vuoi per diletto, vuoi per lavoro, vuoi perché ci abita, padroneggiare le basi della meteorologia di montagna è fondamentale, e soprattutto se si ha in programma un'ascensione in alta quota le informazioni meteorologiche sono tra le cose più importanti da mettere nello zaino prima di partire.
Quando cominciai ad andare in montagna, ormai più di trent'anni fa, le previsioni ovviamente già esistevano, ma non erano ancora dettagliate e affidabili come quelle a cui oggi siamo abituati. Le si consultava - in tivù, in radio, sul giornale (La Stampa, ovviamente!) - ma poi spesso si partiva a prescindere, talora sotto la pioggia, sperando in una schiarita. Pur con le eccezioni del caso (e di cui a volte si occupano le cronache quando avvengono incidenti palesemente dovuti all'inosservanza delle previsioni meteo) per fortuna oggi l'approccio alla sicurezza in montagna è cambiato, soprattutto da parte dei fruitori più preparati e consapevoli. Potendo disporre di prodotti previsionali a elevata attendibilità, di solito si fa più attenzione a scegliere la giornata e l'itinerario in base alle condizioni attese, non soltanto atmosferiche ma, d'inverno, anche nivologiche, in modo da non mettersi nei guai o anche solo per non sprecare tempo e soldi nel viaggio per poi finire tutto il giorno nella pioggia. In verità, personalmente trovo che anche una passeggiata sotto una pioggerella, lungo un bel sentiero nel bosco, magari verso un rifugio, abbia il suo fascino, e non demonizzo a priori la frequentazione della montagna in condizioni di “brutto” tempo (il termine “brutto” è ovviamente discutibile e poco opportuno, ma permette almeno di capirci).








