Il retroscena de la Stampa, pesante e piccante, è firmato da Alessandro De Angelis. Uno che di centrosinistra si intende eccome. Riassunto, brutale: tra Elly Schlein e Giuseppe Conte dopo il caso Atreju è finita male, malissimo. I leader del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle, alleati sulla carta ma rivali per un pugno di voti e ambizioni (entrambi sognano Palazzo Chigi, bontà loro), pare che non abbiano più contatti diretti. "Non si telefonano, non si parlano". Su queste basi così friabili, pare impossibile continuare a parlare di "campo largo".
La dimostrazione plastica di questa spaccatura si è avuta un paio di giorni fa in Parlamento, dove si votavano le mozioni in vista del Consiglio europeo. Opposizione frantumata con sei documenti diversi e soprattutto, sottolinea De Angelis, con Conte e Schlein che "neanche si applaudono i rispettivi discorsi". I due, per l'appunto, "non si telefonano, non hanno consuetudine, non si coordinano. La vicenda di Atreju ha scavato un solco. Quell'essere apostrofato come un Salvini qualunque a Conte proprio non è andato giù. È entrato in modalità «ti faccio vedere chi sono io», ed è visibile a occhio nudo".
L'Ucraina e la politica estera in genere non sono esattamente l'argomento preferito per cementare l'opposizione, da sempre divisa e non proprio da semplici sfumature. E peraltro lo stesso Pd, al suo interno, non pare avere una linea univoca. E qui De Angelis, con una punta di sadismo, racconta un aneddoto illuminante sullo stato del centrosinistra.







