Circonvenzione di Elly, nel senso di Schlein. Scherzando ma non troppo, sarebbe ora che una procura aprisse un’inchiesta su Giuseppe Conte con quella feroce imputazione, ben descritta dall’articolo 643 del Codice Penale. Cito testualmente la fattispecie, che punisce chiunque, “per procurare a sé o ad altri un profitto, (...) abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona (...), la induce a compiere un atto che comporti qualsiasi effetto per lei o per altri dannoso”. Stiamo scherzando, lo ripeto per la seconda volta: ogni tanto un sorriso serve ad alleggerire le tensioni della politica e insieme a svelare ciò che è sotto gli occhi di chiunque li tenga minimamente aperti.
La realtà è che la povera Elly è sempre più nei guai, pur “testardamente unitaria” come continua a descriversi, con quell’avverbio e quell’aggettivo messi insieme in una locuzione ormai divenuta schleiniana per antonomasia. Quella formula («Sono testardamente unitaria») è stata lo scudo di Elly, il suo giubbetto antiproiettile: per mesi, ogni volta che un grillino la infilzava, ogni volta che un possibile alleato le dava un dispiacere, lei rispondeva così, presentando ai media e all’opinione pubblica come esigenza prioritaria la creazione della coalizione. Davanti a quell’obiettivo di unità – questo era il messaggio – ogni sacrificio andava accettato, ogni rospo ingoiato, ogni amarezza contestualizzata e in ultima analisi metabolizzata.






