Se qualcuno avesse pensato che i bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” potessero trascorrere con i loro genitori almeno le festività natalizie, la dura realtà della legge è stata pronta a sconfessarlo.
Una legge arcigna, formalmente ineccepibile nel suo formalismo, che non fa i conti con i casi concreti e le situazioni specifiche come pure sarebbe necessario fare. Soprattutto in casi delicati come questo. E soprattutto tenendo conto del fatto che, in altri casi, i giudici con le loro “libere interpretazioni” si son spinti fin oltre il dettato formale.
In verità, la Corte d’Appello dell’Aquila era chiamata a rispondere soprattutto in merito all’esistenza o meno dei presupposti formali dell’allontanamento dei piccoli, cioè doveva appurare se non vi fossero vizi di forma nell’ordinanza dei giudici che lo avevano disposto.
E questo si sono limitati a fare, forse senza il coraggio di osare oltre. I giudici hanno però riconosciuto la possibilità che il provvedimento possa in linea di principio essere rivisto, rispondendo così positivamente alla memoria difensiva presentata dagli avvocati che invitava a prendere atto di un cambiamento di atteggiamento da parte dei genitori e di una loro disponibilità a collaborare.











