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La decisione del Consiglio Europeo di finanziare la resistenza ucraina emettendo debito comune e non tramite gli asset finanziari russi congelati è una vittoria per Bart De Wever, il primo ministro del Belgio, populista e di destra. Per mesi De Wever si è opposto all’uso dei soldi russi, depositati quasi tutti in una società con sede in Belgio, e ha resistito ai tentativi di pressione di paesi più grandi come la Germania. È anche riuscito a trovare degli alleati: uno dei più importanti, secondo varie ricostruzioni, è stata l’Italia.
L’opposizione di De Wever era cominciata al precedente Consiglio Europeo, a ottobre, quando si era discusso della questione per la prima volta. Molti leader europei avevano dato per scontato che il piano per utilizzare gli asset finanziari russi sarebbe stato approvato senza troppa opposizione, e avevano perfino invitato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per fargli assistere al momento storico in cui l’Unione avrebbe dato la sua approvazione al piano di finanziamento per il suo paese. De Wever bloccò tutto.
I leader europei allora rimandarono il Consiglio di due mesi, a dicembre, sicuri che sarebbero stati sufficienti per far cambiare idea al primo ministro belga. I paesi più convinti della necessità di usare i beni russi (ossia la Germania, i paesi del nord e dell’est Europa) hanno cercato di usare vari metodi di pressione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz per esempio ha invitato De Wever a una cena in cui era presente anche la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Secondo Politico, quando si è capito che il primo ministro belga non poteva essere convinto con le buone, lo si è pure minacciato di escludere il Belgio dai processi decisionali informali dell’Unione.













