La rivista di spettacolo e musica Hollywood reporter in collaborazione con la Frost School of Music dell’Università di Miami, ha condotto un sondaggio incentrato sulle abitudini di ascolto del pubblico. L’indagine si è concentrata anche sulle opinioni relative alla musica generata dall’intelligenza artificiale e su come questo fenomeno stia modificando il mercato discografico.

Il mercato discografico globale è effettivamente sotto pressione: secondo una stima, ogni giorno vengono caricati più di 50.000 brani elaborati tramite l’AI sui principali servizi di streaming. L’avanzamento dell’AI in campo musicale ha fatto passi da gigante, al punto che persino gli ascoltatori più esperti non riescono a distinguere tra tracce prodotte classicamente e quelle interamente generate. Il mite interesse verso l’AI music e la tutela verso essa

La riluttanza verso la musica generata dall’intelligenza artificiale è diffusa: poco più della metà degli americani dichiara di non essere interessata ad ascoltarla.

Tuttavia, il sentimento è più netto sul tema dei diritti: ben il 62% degli intervistati ritiene che i creatori di musica con AI debbano ottenere il permesso dall’artista originale nel replicarne la voce. Questa convinzione si traduce nella necessità non solo di chiedere l’autorizzazione, ma anche di riconoscere le royalty agli artisti la cui voce viene generata artificialmente. Su questa tesi, i Baby Boomer si attestano al 58%, la Gen X si distacca di poco con il 52%, mentre Millennial e Gen Z si aggirano attorno al 50%.