L’aggettivo più scelto dalla maggior parte dei ceo intervistati nel recente report The State of Fashion 2026 di McKinsey e Bof per descrivere i 12 prossimi mesi non è più “incerto”, come negli ultimi due anni, ma “sfidante”: un termine che ben esprime la postura che l’industria della moda e del lusso ha assunto nel corso dell’ultimo anno, e manterrà per il prossimo, per affrontare i dazi imposti dall’amministrazione Trump, il cambiamento degli assetti geopolitici, l’evoluzione delle filiere, ma anche il mutamento quasi antropologico dei consumatori, che mai come oggi esigono un adeguato rapporto fra qualità e prezzo e di essere nuovamente conquistati dalla creatività dei marchi.
«Il 2026 si profila come l’anno in cui il settore del lusso sarà chiamato a dimostrare una nuova forma di maturità – commenta Claudia D’Arpizio, senior partner e responsabile globale moda & lusso di Bain & Company –. Non si tratta più soltanto di crescere in un mercato che – pur attraversando un ciclo incerto – mostra segnali di ritorno a un’espansione moderata (+3–5% previsto per il 2026 a tassi costanti). Si tratta di ricostruire un equilibrio tra creatività, filiera e consumatore in un contesto che ha esposto fragilità, ma anche nuove opportunità».






