La minaccia dei dazi, le tensioni internazionali e le conseguenti incertezze sono fattori che stanno minando i consumi di lusso, che dopo oltre dieci anni di crescita, interrotta solo dalla pandemia, sono stimati per il 2025 in calo fra il 2 e il 5%. A fare il punto sulla situazione dell’industria è stata la giornata Altagamma, che si è tenuta nella Sala della Regina di Montecitorio, consueta occasione annuale di incontro e confronto per i 123 membri dell’associazione, rappresentanti delle imprese d’eccellenza del Paese.
«I dazi rischiano di aver u impatto molto pesante sulla nostra industria - ha detto Matteo Lunelli, presidente di Fondazione Altagamma -. Gli Stati Uniti sono e devono restare un mercato chiave, irrinunciabile e con la Cina, pur in rallentamento, non dobbiamo perdere i contatti. Chiediamo dunque il sostegno delle istituzioni nazionali e dell’Europa per superare questo momento così complesso».
Per far fronte alle complessità di questi mercati, il made in Italy guarda con sempre maggior attenzione ad altri, come il Medio Oriente e alcuni Paesi dell’America Latina, fra cui Brasile e Messico. Intervenuto ala giornata, Juan Carlos Escribano, ceo di El Palacio de Hierro, catena di grandi magazzini di lusso messicana, ha raccontato la crescita esplosiva dei Personal luxury goods in Messico, mercato stimato in 4 miliardi di euro e con un incremento intorno alla doppia cifra. Il vicino mercato brasiliano sta vivendo da parte sua la più grande espansione dal 2021 in termini macroeconomici. Per Fahed Ghanim, ceo di Majid Al Futtaim, holding emiratina che possiede e gestisce centri commerciali, negozi e strutture alberghiere in Medio Oriente e Nord Africa, ha ribadito la crescente centralità dell’area per l’industria del lusso: negli Emirati, in particolare, il giro d’affari dei beni di alta gamma è passati dai 3,7 miliardi di euro del 2019 ai circa 6 miliardi di oggi.






